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| Dicembre 2005 |
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“La
maschera di Celestino” secondo Angelo De Nicola |
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L’AQUILA
- “La Maschera di Celestino” (Edizioni Textus), il nuovo
romanzo del giornalista e scrittore abruzzese Angelo De Nicola (www.angelodenicola.it),
narra del Santo Padre che decide di rendere omaggio, per la prima
volta in oltre 700 anni, alla sola Porta Santa fuori da Roma che
si apre ogni anno (il 28 agosto) per la Perdonanza, in onore del
suo predecessore, Celestino V. Ovvero dell’Eremita del Morrone
che nel 1294 fu incoronato Papa all’Aquila. L’unico
Papa che diede le dimissioni nella storia della Chiesa. Un Papa
rivoluzionario. Un Ghandi del Duecento. Un Martin Luther King del
suo tempo. Un crociato della Pace. Un guerriero del Perdono da sprofondare
nel dimenticatoio perché scomodo, da denigrare quale “vile”
per il suo ”gran rifiuto”, come si è voluto interpretare
il famoso verso di Dante Alighieri. Un Papa che anche Giovanni Paolo
II ignorò: il 30 agosto del 1980, nel discorso che tenne
sul sagrato della basilica di Collemaggio, all’Aquila, in
occasione dei 600 anni dalla nascita di San Bernardino da Siena,
Karol Woytjla non fece alcun cenno (fino, addirittura, a non nominare
mai quello che pure era “il padrone di casa”, per giunta
Santo) al predecessore Celestino V sepolto alle sue spalle, salvo
poi andare ad inginocchiarsi davanti al mausoleo in forma privata.
Un inno a Celestino, il Papa della Pace, tenne invece Paolo VI nel
suo discorso durante il pellegrinaggio (1 settembre 1966) a Fumone
(FR) alla piccola cella nel castello dove Bonifacio VIII tenne prigioniero,
per dieci mesi, il suo scomodo predecessore dimissionario. «L’annuale
cerimonia della Perdonanza Celestiniana - scrive Dacia Maraini nella
prefazione - è assunta a pretesto di un intreccio che si
tinge di giallo e si apre ai drammi dell’attualità.
In una città blindata che attende l’arrivo del Pontefice
e teme gli attacchi del terrorismo internazionale, due personaggi
giocano una partita a scacchi con un nemico invisibile e minaccioso».
La minaccia è quella di un attentato al Papa nello splendido
scenario della Basilica di Collemaggio in occasione della Perdonanza
di cui è imminente all’Aquila l’edizione n.711.
Con un finale a sorpresa, ma nemmeno tanto. Il messaggio, un disperato
messaggio di Pace legato al Volto di cera delle sacre spoglie di
San Pietro dal Morrone, la “maschera” appunto, che si
scopre essere un calco dell’indimenticato cardinale Carlo
Confalonieri. Un “romanzo storico virtuale” per il tour
nella Grande Rete (l'Opus Dei, i Templari, Aldo Moro, Dante Alighieri,
la Santa Casa, Gioacchino da Fiore, la profezia di Malachia...)
sulle orme di Celestino. Un percorso virtuale che il lettore può
rifare scegliendo lui, oltretutto, le strade lungo le quali avventurarsi
ulteriormente. Un giallo, dunque, in chiave moderna sulla straordinaria
figura di Celestino V. «Il modello ”alto” dell’invenzione
letteraria di De Nicola – scrive ancora la Maraini - è,
forse, Umberto Eco che nel suo “Il nome della rosa”
rivela la trama razionale di ciò che a tutta prima appare
arcano e misterioso. Ma qui siamo lontani dalla ricostruzione dell’ambiente
e delle atmosfere medioevali ed è piuttosto l’oggi,
con i suoi lati oscuri e le sue piccole e grandi miserie a fare
da sfondo ad una storia che ha il sapore della commedia e dove due
sole voci hanno il compito di raccontare una città e una
leggenda che affonda le sue radici nel passato mitico dell’Europa
cristiana».
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